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giovedì 19 febbraio 2015

Lungadige Attiraglio: ecco l'ordinanza del Comune!!!

Lungadige Attiraglio: chiuso anche nel pomeriggio dei giorni festivi.


Vittoria, almeno parziale, sul lungadige: per il momento è stata accolta la richiesta di apertura pomeridiana festiva.

Risultato ottenuto facendo squadra :)

Grazie a tutti coloro che si sono impegnati nella raccolta firme e agli Amici della Bicicletta di Verona

Questo è quanto si può leggere sul sito del Comune:


Ed ecco le ordinanze: 
Ordinanza n.1387 del 28 dicembre 2000
Ordinanza n.138 del 17 febbraio 2015




lunedì 8 dicembre 2014

Lungadige Attiraglio: la petizione decolla - leggete qui...


Lungadige Attiraglio: la petizione decolla
Nel giro di poche ore hanno firmato oltre 500 persone (137 online), tra queste anche molti residenti nella via.

Da l'Arena dell'8/12/2014
Partenza sprintosa della sottoscrizione pubblica per prolungare la chiusura al traffico in lungadige Attiraglio durante il week-end. Iniziata ieri mattina, in poche ore la raccolta di firme ha collezionato oltre 500 adesioni: 377 cartacee al presidio alla diga del Chievo e altre 137 online.
I promotori dell'iniziativa, l'associazione Vicini a Parona e gli Amici della bicicletta, puntano per i prossimi giorni al migliaio di firme. Anche questa mattina, dalle 9 alle 12, saranno presenti con i moduli in lungadige Attiraglio, all'altezza della diga; e forse pure domenica prossima. Nel frattempo, prosegue la sottoscrizione via web, cui si può aderire cliccando sul link http://www.petizionepubblica.it/?pi=ciclabil.
Tra i volontari, che ieri mattina si sono dati il turno al presidio, c'è dunque la soddisfazione di aver colto nel segno un'esigenza avvertita da tempo dai numerosi podisti, ciclisti e pattinatori, frequentatori abituali di lungadige Attiraglio alla domenica. Esigenza che però finora non aveva trovato un canale per esprimersi. Ricordiamo: l'associazione Vicini a Parona e gli Amici della bicicletta chiedono che il divieto alle auto sul lungadige venga esteso al pomeriggio delle domeniche invernali (attualmente è solo fino alle 12.30), nonché al sabato pomeriggio in estate. L'intento è di ottenere nel week-end maggior tempo per praticare sport e passeggiare lungo il fiume, al riparo dai pericoli del traffico e dallo smog.
E nonostante ieri, nella prima parte della mattinata, l'iniziativa sia stata ostacolata dal brutto tempo, nelle ore successive ha riscosso l'approvazione praticamente unanime degli sportivi.
«Si ferma per firmare la quasi totalità dei passanti», testimoniava ieri Guido Dosso del direttivo della Fiab, di presidio con moduli e biro alla diga del Chievo. «Molti vengono qui dalla provincia. Capiamo quindi che l'allungamento della pedonalizzazione non è voluta solo dagli abitanti della città». «Raccogliamo anche lamentele», ha aggiunto Donatella Miotto, sempre della Fiab. «Per esempio, tante persone criticano l'incuria in cui versa l'alzaia in riva al fiume. E altri additano le auto che, nonostante il divieto, transitano sul lungadige durante la chiusura, anche a velocità sostenuta». Proprio in quel momento, in mezzo alla gente a piedi e in bici sfreccia una jeep: con le quattro frecce accese, ma almeno ai 60 chilometri orari, come se davanti a sé avesse una strada deserta. 

Non sono previste multe per chi lede senza motivo la finestra pedonale? Mostrando i moduli, i volontari indicano che pure alcuni residenti dello stesso lungadige hanno aderito alla raccolta di firme: «Segno che la nostra proposta trova un largo consenso e non è destinata a infastidire chi qui vive e lavora. Anzi, il nostro intento è di trovare una soluzione condivisa».

Lorenza Costantino



mercoledì 19 novembre 2014

Nassar va sott'acqua: leggete qui...


PARONA. La lottizzazione prevede 11 fabbricati alti 11 metri. Al voto in Consiglio di circoscrizione.

«Nassar va sott'acqua, no ai nuovi palazzi»

La denuncia dei residenti: «È un territorio già sfruttato dal cemento per scopi lucrativi». «Quest'area agricola è soggetta a esondazioni»
mercoledì 19 novembre 2014 CRONACA, pagina 19

Al Nassar per dire «no» ai nuovi palazzi. Un gruppo di cittadini si è ritrovato nell'area verde all'ingresso del territorio comunale di Parona per fermare il previsto complesso edilizio destinato ad uso residenziale e commerciale. L'appello dei residenti è stato accolto dal Partito democratico presente con la consigliera comunale Elisa La Paglia ed i consiglieri di circoscrizione Gaetano Melotti e Donata Avesani. A preoccupare i cittadini è soprattutto l'impatto che il nuovo quartiere potrebbe avere sui servizi «già precari» della frazione di Parona come «le fognature». I consiglieri spiegano che i nuovi edifici previsti al Nassar occuperanno «72.399 metri quadrati per un totale di 11 fabbricati alti 11 metri e con una superficie coperta di 2.110 metri quadri». La lottizzazione è stata approvata dalla Giunta regionale di Giancarlo Galan nel 2006 con la variante 2 del Piano d'area del Quadrante Europa. La scorsa settimana il Piano urbanistico attuativo noto anche come progetto «La Ronchesana», dal nome della società promotrice, è ritornato in Commissione urbanistica in sede circoscrizionale con un parere di stretta misura a favore delle richieste dei privati aprendo, di fatto, ad una variazione del perimetro, delle singole volumetrie e dell'ubicazione. 
Senza mezzi termini, i consiglieri circoscrizionali condannano l'affermazione della stessa Commissione «tanto poi in comune glielo bocceranno» a giustificazione del voto favorevole.
«É la logica che ha messo alle corde la resistenza del nostro territorio», afferma La Paglia. «Un territorio appesantito da troppi progetti cattivi redatti a soli fini speculativi». «Il milione di euro di contributo», interviene Antonella Ciotti, capogruppo Pd in seconda Circoscrizione, «non è nulla a fronte degli investimenti pubblici che diverranno necessari per adeguare le scuole, la viabilità e gli altri servizi primari alle esigenze di un così consistente aumento di popolazione nel quartiere di Parona». «Anche quest'ultima fase di maltempo ha fatto finire sott'acqua il Nassar», dicono i cittadini. «Non è una novità perché quest'area agricola è, da sempre, considerata a rischio esondazione».
Melotti ricorda che «il progetto va avanti nonostante quanto accade in Italia quando si verificano forti piogge». «L'area in questione», dice, «è esondabile ed il progetto, per quanto è stato possibile capire, prevede che tutto il traffico avvenga nel sottosuolo». E per La Paglia, gli «oneri di urbanizzazione a stento riuscirebbero ad arginare il problema che sarebbe creato».
Ora si attende il voto del consiglio di circoscrizione quando sarà illustrato il progetto firmato dall'architetto londinese di origine irachena Zaha Hadid. 
M.CERP.

martedì 11 novembre 2014

Nassar «Costruire qui sarebbe un disastro annunciato»: leggete qui...


«Costruire qui sarebbe un disastro annunciato»
da l'Arena dell'11/11/2014


Giorgio Massignan, presidente provinciale di Italia Nostra, dichiara senza mezzi termini che «la grande lottizzazione fra il Nassar e Parona è un disastro annunciato».
«È un residuo delle vecchie aree edificabili contenute nel Piano regolatore generale del 1975, che prevedeva una città con oltre 400mila abitanti», ricorda Massignan. «Già allora non si teneva in conto il grave danno paesaggistico e il pericoloso dissesto idrogeologico causato da quella colata di cemento. E non ci si ravvide nemmeno dopo che, nel 1993, la zona finì completamente allagata».
«Almeno due volte all'anno il nostro Paese è oggetto di alluvioni, frane e disastri naturali. E ogni volta siamo costretti a contare le vittime», prosegue Massignan. «Eppure nessuna amministrazione ha mai corretto l'errata scelta di edificare a pochi metri dall'Adige, eccezion fatta per una prima stesura del Progetto Preliminare di Piano del 1993, approvato solo dalla giunta». Nella brevissima stagione in cui Massignan è stato comunale assessore all'Urbanistica.
«Di fronte alle nostre obiezioni riguardo alla lottizzazione di Parona», spiega l'ambientalista, «le risposte degli amministratori locali sono sempre le stesse: che l'ingegneria idraulica risolve tutto e che esistono i diritti acquisiti. Ma i fatti dimostrano che le opere dell'uomo spesso hanno peggiorato la situazione e che i diritti dei singoli dovrebbero venire dopo quelli della collettività. La difesa del territorio non si fa in emergenza, nè sulla base di logiche di mercato, ma legiferando e pianificando per il ripristino di un equilibrio fra l'abitato e la natura. Bloccare la cementificazione, rinaturalizzare ove possibile i fiumi e i torrenti, realizzare aree di esondazione dove le piene possano sfogarsi senza creare danni. Tutto ciò non si fa, anzi si avalla addirittura una grossa lottizzazione a pochi metri dall'Adige».
L.CO.

venerdì 4 gennaio 2013

Nassar: Intesa sui reflui delle cantine, scarichi controllati a distanza: leggete qui...

VALPOLICELLA. Accordo tra amministrazione provinciale, Autorità d'ambito, Acque Veronesi e aziende vitivinicole. 

Sarà applicata la tariffa domestica e non produttiva per venire incontro alle imprese in una fase di crisi Fulcro il depuratore del Nassar, che sarà potenziato.


Da l'Arena del 04/01/2013

Lo scarico nell'Adige, del depuratore del Nassar.
Accordo tra amministrazione provinciale, Autorità d'ambito, Acque Veronesi e aziende vitivinicole della Valpolicella per adeguarsi, a costi non troppo sostenuti, alle nuove regole per lo smaltimento dei reflui derivanti dalla trasformazione dell'uva in vino. Le parti in causa, insieme ai Comuni di Fumane e San Pietro in Cariano, hanno sottoscritto un protocollo d'intesa che intende sostenere le attività produttive nel rispetto dell'ambiente. Il documento si basa su una disposizione legislativa recente, legata al Piano regionale di tutela delle acque, che recepisce una direttiva comunitaria introducendo limiti restrittivi sui reflui scaricabili dalle cantine, imponendo controlli severi e installazione di uno specifico impianto di depurazione con pesante aggravio dei costi aziendali. La società Acque Veronesi, che opera per conto dell'Autorità d'Ambito, ha però aggirato l'ostacolo grazie a un sistema innovativo che permette il telecontrollo della rete fognaria e degli scarichi delle singole utenze, che saranno controllate senza che ognuna debba provvedere singolarmente all'attrezzatura. Inoltre, per ogni utenza produttiva è stata studiata una tariffa agevolata, equiparata a quella domestica, in modo da non gravare eccessivamente sulle aziende in un momento di grave crisi economica. Il protocollo prevede comunque, per le cantine, una serie di impegni, come la razionalizzazione dell'uso dell'acqua nei processi produttivi. «Questo documento è il traguardo di un percorso che dura da cinque anni per venire a capo di una complessa situazione», spiega il vice presidente della Provincia, Fabio Venturi. «Gli accordi consentiranno lo scarico dei reflui delle cantine della Valpolicella in maniera legale e con notevole risparmio economico per le aziende, rispetto ad altre soluzioni valutate in precedenza». Secondo Venturi, l'accordo è la prova della «grande sinergia tra pubblico e privato», e spiega: «Le aziende erano disponibili a investimenti notevoli, pur di salvaguardare se stesse e il territorio, ma non è stato necessario grazie alla collaborazione di tutte le parti. Abbiamo scongiurato la chiusura di molte aziende vitivinicole, eventualità che avrebbe arrecato un gravissimo danno economico e d'immagine». Il punto nevralgico per il processo di smaltimento di carichi organici derivati dalla produzione del vino è il depuratore in località Nassar. Già negli scorsi anni Acque Veronesi aveva iniziato un percorso di riqualificazione dell'impianto, investendo circa 1 milione di euro. A breve, inoltre, grazie all'approvazione dell'intervento da parte dell'Autorità d'ambito (Aato), con una spesa di 500mila euro il depuratore sarà potenziato, venendo incontro ancora di più alle esigenze produttive del territorio e migliorando le prestazioni sotto il profilo ambientale. Per il presidente di Acque Veronesi, Massimo Mariotti, è stato grazie agli sforzi di tutti che si è raggiunto il traguardo. Il suo sguardo, però, va già oltre la Valpolicella: «Confido che le buone pratiche e questa intesa diventino esempio virtuoso per altre realtà vitivinicole», afferma. «Questa esperienza può essere anche per altre aziende, con problematiche simili a quelle della Valpolicella, un'occasione per mettersi in regola». Conclude il commissario straordinario dell'Aato, Mauro Martelli: «Abbiamo raccolto la sollecitazione della Provincia per trovare una soluzione e dare una risposta concreta ai produttori di vino che avesse come priorità la tutela dell'ambiente. L'approccio è stato quello di uno studio metodologico su come organizzare questo tipo di gestione degli scarichi. Successivamente, un decreto ministeriale e la modifica al piano di tutela delle acque hanno reso possibile giuridicamente la soluzione tecnica individuata, nel rispetto dell'ambiente e con benefici di natura gestionale ed economica per le cantine».

Camilla Madinelli

martedì 13 novembre 2012

«Viviamo con il rombo della piena nelle case»: leggete qui...

LE TESTIMONIANZE. A Nassar, sul confine tra Verona e Settimo di Pescantina, ogni volta che il livello dell'acqua si alza, parte l'allarme e cresce l'angoscia

I residenti nell'ansa dell'Adige: «Difficile sentirsi tranquilli con un fiume così». 
Alzate le paratoie. Chiuso per precauzione il ponte con il Chievo.

Da l'Arena del 13/11/2012

L'Adige fa la voce grossa. Invade i percorsi sterrati più bassi, dove di solito la gente va a passeggio, e poi le stradine asfaltate che corrono parallele alle rive. Sfiora la pancia dei ponti, giunge a ridosso dei gruppi di case vicini all'alveo. Degli alberi cresciuti nel greto, spuntano dall'acqua soltanto le cime. E grossi tronchi filano via veloci con la corrente. Anche al confine nord-ovest della città, tra Settimo di Pescantina e il Nassar, la piena dell'Adige torna a fare paura. I residenti vivono con gli occhi rivolti al fiume, il cui rombo risuona dentro le loro case come un treno in passaggio, e le orecchie incollate alle note meteo trasmesse in tv o in radio. «L'importante», dicono, «è che smetta di piovere in Trentino Alto Adige». Pannelli di legno pronti per essere montati davanti alle porte e alle finestre più basse, in caso la situazione peggiori. Tutti d'accordo: un Adige così grosso non lo vedevano da almeno una decina d'anni. 
La violenza della piena contro le case a Nassar,
tra Parona e Pescantina - FOTO MARCHIORI
MISURE DI SICUREZZA. L'angoscia ha toccato il culmine l'altra sera, insieme alla piena. A Settimo, verso le 22, il ponte di collegamento con la sponda di Chievo è stato sbarrato per precauzione. Ed è rimasto chiuso al traffico fino a ieri mattina, quando il livello del fiume è sceso lievemente. Ma le imponenti paratie di ferro innalzate a un capo e all'altro dell'abitato di via del Porto, vicino al ponte, quelle sono state lasciate in caso il livello del fiume torni a innalzarsi e a minacciare le case. «Avere mezzo metro d'acqua nelle stanze, il fango sui muri, i mobili in ammollo… non si può capire il disagio, se non lo si prova», dice Adele Accordini, che abita qui da quasi sessant'anni, e la voce le trema un po'. Nel novembre del 1966, l'anno in cui l'alluvione colpì duro tutto il Paese, l'Adige le entrò in casa senza chiedere permesso. Da allora il fiume è tornato a far paura altre volte, e lei le ricorda tutte. «Per fortuna, dopo l'ultimo episodio, il muro di contenimento è stato alzato e rafforzato. Ora non dico che ci si senta sicuri, ma almeno un po' più tranquilli. Comunque tengo sempre pronte paratoie di legno, perché quella volta l'acqua sfondò le finestre della cantina, e da lì salì fino al piano superiore», spiega la signora Adele, stringendosi nel golfino. «Ah, si è abbassato un pochino», nota, osservando l'Adige livido rombare sotto il ponte di Settimo. «Ormai, sa, me ne accorgo a occhio». 
LA PIENA SOTTO LA FINESTRA. In località Nassar, il corso dell'Adige forma un gomito stretto. E in questa curva scarica un po' della sua energia. Pochi metri sopra le acque rabbiose, ci sono le finestre della signora Maria. «Dentro casa, c'è un rimbombo da impazzire», esclama l'anziana, uscita in cortile per controllare meglio il livello del fiume. Il suo appartamento, al civico 35 di via Nassar, è inserito nel complesso denominato «Ex Mulino». «Sì, una volta c'era una grande ruota di mulino, proprio là sotto», spiega, indicando il basamento del palazzo che si inabissa in Adige come la prua di una nave. Le onde sbattono contro lastre metalliche fissate nella parte bassa dei muri esterni dell'edificio. «Le abbiamo fatte installare a protezione delle tubature», continua la signora Maria. «Altrimenti, i tronchi trasportati dalla corrente rischierebbero di fracassarle». Ma non ha paura? «Quando una decina d'anni fa ci fu un'altra piena, sì, avevo molta paura. Mi ero appena trasferita qui, e non avevo mai visto una cosa del genere. Ora sono un po' meno in ansia, nonostante non ci si faccia mai l'abitudine. Comunque questa casa è una roccia, ha muri larghi così, come si usava una volta». Intanto, la parte più alta della passeggiata che porta a riva riaffiora dall'acqua. «Il livello è sceso di mezzo metro: prima, quel tratto non si vedeva», osserva la donna. 
A PARONA. Qualche chilometro più a sud, in piazza del Porto a Parona, la gente si ferma in crocchi a guardare il fiume lambire le scalette che conducono giù, sull'alzaia, completamente sommersa. «Ricordo che, anni fa, l'acqua salì fino al quarto gradino», ricorda la barista della piazza. «Ora per fortuna si è fermata più in basso, ma resta impressionante».

Lorenza Costantino